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Vacanze ad Ugento

UGENTO NEL PERIODO FEUDALE

Castello di Ugento


Pecicco de Trebigne fu il primo signore feudale di Ugento. Perseguitato dal re di Dalmazia, suo cugino, egli fuggì in Puglia, dove si mise al servizio dei Normanni. Per il valore e la fedeltà dimostrati gli fu concessa, alla fine dell’XI secolo, la baronia su Ugento. Ma nel 1195 Ugento fu annessa al Principato di Taranto e donata da Federico Barbarossa al figlio Enrico VI. La città non restò a lungo sotto la dominazione degli svevi: Carlo I d’Angiò, chiamato in aiuto dal Papa, li sconfisse e restituì la baronia su Ugento all’erede di Pecicco, Giovanni de Trebigne. Tommaso II d’Aquino, nominato dal Sovrano conte di Acerra a seguito del suo matrimonio con Costanza, figlia di Federico II, era un uomo avido e intenzionato ad accrescere in ogni modo i propri possedimenti. Sposò così in seconde nozze Margherita Pecicco de Trebigne e approfittò della situazione politica convulsa per usurpare molte terre, tra le quali anche Ugento. Alla sua morte il feudo, assieme al titolo di conte, passò a suo figlio Adenolfo. Nel 1273 il re, ritenendo che il feudo di Ugento fosse stato sottratto indebitamente dai d’Aquino, ne dispose la devoluzione al Regio Fisco. Ma Adenolfo giunse col re ad una transazione: cedette alcune terre e rimase in possesso della Contea di Ugento. Nel 1284 Adenolfo, durante la battaglia di Ponza contro gli Aragonesi, fu fatto prigioniero assieme al figlio del re, Carlo II, al quale riuscì a salvare la vita. Ma quando Adenolfo tornò in libertà non gli furono tributati gli onori che si aspettava: fu anzi accusato di aver complottato col nemico, tutti i beni gli furono confiscati ed egli venne rinchiuso nel carcere di Castel dell’Ovo. Fu rilasciato e reintegrato nei suoi possedimenti per intercessione del Papa Onorio IV ma fu poi di nuovo processato e questa volta condannato a morte. Nel 1294 Carlo II donò Ugento, insieme a tutto il Principato di Taranto, di cui essa faceva parte, al figlio Filippo. Il Principato rimase nelle mani dei d’Angiò fino al 1381, quando passò nelle mani di Carlo III di Durazzo. Nello stesso anno il feudo di Ugento fu nuovamente scorporato e donato a Carlo Ruffo, giustiziere di Sicilia, per i suoi meriti in battaglia. Ma al suo successore, il figlio Ladislao, molte concessioni furono revocate, tra cui il feudo di Ugento, che fu reintegrato nel Principato di Taranto.
Nel 1399 il Principato fu messo in vendita. Lo acquistò Raimondello Orsini-del Balzo, figlio adottivo del conte di Soleto, che grazie al suo matrimonio con Maria d’Enghien, ebbe in dote anche la Contea di Lecce. Alla morte di Raimodello, il Re Ladislao cercò di riprendersi il Principato, ma Maria d’Enghien si oppose fieramente e chiese aiuto a Luigi II d’Angiò. Ladislao aggirò l’ostacolo chiedendo la mano di Maria che, dopo aver ottenuto la promessa che i suoi possedimenti, integri, sarebbero stati garantiti ai suoi figli ancora giovanissimi, acconsentì. Ma subito dopo il matrimonio Maria, la nuova Regina, e i suoi figli furono segregati e il Principato fu di nuovo smembrato.
Ugento passò quindi nelle mani di Baldassarre della Ratta, ma pochi anni dopo la nuova Regina, Giovanna II d’Angiò, lo riaccorpò al Principato, del quale fece poi dono al marito Giacomo di Borbone della Marca. In disaccordo con la moglie, però, Giacomo fuggì in Francia e cedette il Principato, per una cifra consistente, alla contessa Maria d’Enghien, che nel frattempo era rientrata a Lecce.
Nel 1419 la Regina Giovanna confermò a Giovanni Antonio Orsini-del Balzo il possesso del Principato.
Egli elevò il feudo di Ugento a contea, accorpandovi altri feudi, e divenne in poco

 


tempo il barone più potente e temuto del regno, tanto da essere pericoloso per la stessa corona.
Così la regina Giovanna organizzò contro di lui una spedizione punitiva. Giovanni Antonio perse molte terre, ma mantenne il possesso di Taranto, Lecce, Gallipoli e Ugento.
L’anno successivo donò le contee di Ugento e Castro al fratello Gabriele.
Alterne vicende portarono i del Balzo a rientrare altre volte in possesso dei propri feudi e ad esserne altre volte privati dagli Aragonesi. I rancori che i del Balzo nutrivano nei loro confronti portarono Francesco del Balzo, nel 1527, a schierarsi con i Francesi contro il re di Spagna Carlo V. Dopo la vittoria degli spagnoli, a Francesco non rimase che la fuga. Portò con sè la sua famiglia e il poeta Antonino Lenio, che nel 1531 pubblicò a Venezia Oronte Gigante, dedicato ad Antonia del Balzo, figlia di Francesco.
Quando nel 1530 Carlo V emanò un indulto verso i baroni ribelli, Francesco del Balzo ne fu espressamente escluso. I suoi feudi furono confiscati e Ugento fu ceduto al cardinale Pompeo Colonna, che nel 1532 lo donò a Marzio Colonna. Impegnato in continue campagne militari egli, a differenza della moglie Virginia Carafa, non vi dimorò quasi mai.
Nel 1537 i Turchi invasero Castro e Ugento, forse orientati da Francesco del Balzo, che sperava di rientrare così in possesso dei feudi che gli erano stati confiscati. Ugento, che contava allora circa mille abitanti, fu messa a ferro e fuoco. Fu risparmiata però la residenza dei del Balzo, che oggi comprende i palazzi Rovito, d’Amore e Gigli.
L’obiettivo dei Turchi era probabilmente creare dei diversivi che gli consentissero di attirare la flotta cristiana di Carlo V in mare aperto, e qui di dargli battaglia con il sostegno dei francesi.
Dopo aver raso al suolo Ugento, i turchi abbandonarono il campo per affrontare a Prevesa la flotta cristiana, che fu sconfitta.
I francesi non mandarono mai gli aiuti promessi. Così Francesco del Balzo fu costretto a riparare a Roma, dove morì.
Nel 1538 Virginia Carafa ottenne dal re che la contea di Ugento fosse venduta per suo conto: il Sacro Regio Consiglio la cedette per 8.660 ducati a Mario Pagano, che nello stesso anno la vendette a Ferrante Pandone di Napoli. Alla sua morte Ugento, ormai spopolata a causa delle tasse introdotte da Ferrante, passò a suo figlio Giovanni Vincenzo che, nel 1615, la donò al figlio Ferdinando. A Ferdinando, nel 1632, successe il figlio Carlo Vincenzo, che non fu in grado di fronteggiare i debiti dei suoi predecessori: messa all’asta, Ugento fu aggiudicata a Emanuele Vaaz de Andrada che, preso atto della situazione, non ritenne conveniente restare in un feudo ormai poverissimo, gli abitanti del quale non erano più nemmeno in grado di versare i tributi alla Regia Corte. Così cedette Ugento a Giacomo d’Amore.

Castello di Ugento

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